" ... Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino e finisce con .... l'Apocalisse"

Oscar Wilde

mercoledì 6 ottobre 2010

La Mediazione … accoglienza … riconoscimento …. elaborazione


Dai racconti di tutte le storie di tanti uomini e donne che hanno vissuto l’esperienza della separazione, emerge costantemente, sempre, la rabbia profonda per non essere stati compresi dal partner, per essere stati traditi nello loro aspettative e di conseguenza il dolore che sottende il bisogno di essere riconosciuti dalla persona che il più delle volte è quella che hanno amato di più.

Giungere alla scelta di separarsi, di dividere le proprie vite che si era creduto unite per sempre,è oltremodo doloroso e porta con sé una moltitudine di stati emotivi che colpiscono i due partner come un tornado di proporzioni devastanti.

Si perdono i punti di riferimento, si mette in gioco la propria autoefficacia, ci si sente preda di emozioni contrastanti impossibili da gestire. Lo stato Adulto viene sostituito, ci si ritrova bambini che litigano furiosamente per la supremazia del proprio sentire. L’unico obiettivo: “fargliela pagare!!”.

Il conflitto la fa da padrone, l’aggressività regna sovrana … sbranare l’altro per non essere sbranati.

L’ostacolo a muoversi, ad andare, a dire, a definire, a decidere emerge a segnalare la paura dell’esposizione ad un grave rischio che viene drammaticamente avvertito: essere soli, abbandonati. Allo stesso tempo l’insostenibilità dello stato conflittuale fa desiderare proprio l’abbandono, la perdita, la resa al tutto.

Ultima spiaggia a volte la mediazione per “demandare ad un altro” il difficile compito della chiusura.

E i due “contendenti” arrivano come bambini profondamente feriti, entrambi bisognosi di essere riconosciuti nella loro sofferenza; il ruolo del Mediatore sarà quello di traghettarli attraverso la loro storia, riprendendo quel filo di senso andato perduto nel caos emozionale, per ri-trovarsi nuovamente capaci di comunicare e pronti per una nuova progettualità quella di GENITORI INSIEME.

La Mediazione diventa quindi momento di crescita, di evoluzione; momento per ripercorrere la propria storia, la scelta, il patto, le aspettative , i bisogni, le collusioni che hanno portato i due partners a “non amarsi più” (forse) , dando voce a tutte quelle emozioni contraddittorie che hanno portato la coppia a perdere il contatto.

È alla possibilità di aprire qualche fessura, spiragli di luce o vie di decantazione ad angosce profonde sigillate, coese in blocchi muti che fa riferimento il modello di Mediazione Pluralistico Integrato; solo quando la rabbia che ognuno dei partner si porta dentro si placa, viene accolta, riconosciuta, esplorata, si può ristabilire la comunicazione e quindi iniziare a parlare, a discutere, a negoziare.

Quindi il cammino partirà non da “su cosa si sta litigando” ma “ perché e come si sta litigando” basandosi sulla convinzione che i “litigi non sono la causa della separazione, ma il sintomo della sua difficoltà, sono la manifestazione di legami, domande, bisogni reciprochi ancora vivi, talvolta indistruttibili; sono un grido, una richiesta di stima per se stessi ed una richiesta all’altro di cambiare, una richiesta del riconoscimento che si ritiene dovuto” (F.Alberoni).

Per tutti questi motivi la Mediazione Familiare AEMef non ha un numero stabilito di sedute proprio per poter dare larghissimo spazio agli stati emozionali e permettere alla coppia di soddisfare un suo bisogno fondamentale che è quello di “vomitare” fiumi di parole e di emozioni alla presenza di qualcuno che finalmente li stia a sentire.

E’ questo il solo modo di giungere ad accordi condivisi, non solo formalmente ma anche intimamente; solo così infatti si possono placare gli animi e quindi gli accordi presi saranno duraturi nel tempo e la coppia potrà in futuro prendersi cura dei figli senza recriminare e senza farsi la guerra; evitando, quindi, che siano proprio i figli a pagare le conseguenze più dure per la fine del loro matrimonio.

Una Mediazione Familiare senza paletti, un luogo dove ri-trovarsi, riconoscere i propri bisogni e quelli dell’altro; una guida che nei momenti più difficili di una coppia le segni il cammino e glielo illumini affinchè la loro comunicazione ricominci a funzionare, la loro rabbia si plachi, il loro dolore scemi, il loro astio si attenui per arrivare a lasciarsi “insieme”, in maniera “sana” e propositiva per i loro figli che “nonostante” tutto CI SONO!!!!

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