" ... Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino e finisce con .... l'Apocalisse"

Oscar Wilde

mercoledì 17 novembre 2010

Le parole per dirlo ...


Come è difficile spiegare le cose ai bambini!! Soprattutto trovare le parole giuste per dire loro la situazione che sta accadendo …..

Prima di prendere la parola, i genitori dovrebbero già essersi accordati su che cosa dire, e innanzitutto su che cosa i figli si attendono che loro dicano. E’ preferibile, inoltre, se possibile, che la notizia venga data da entrambi i genitori insieme. Questo elimina la possibilità che il bambino pensi “forse papà non desidera separarsi veramente” o “posso cercare di convincere mamma a cambiare idea”. Se questo non è possibile, bisogna spiegare chiaramente che si tratta di una decisione presa di comune accordo: “mamma e io abbiamo deciso …”.

Se una storia finisce, molti sono gli elementi negativi in gioco e le frasi tendono allora a cominciare con “non”, “mai”, “purtroppo”, “mi dispiace”, “non è colpa mia”. Ma perché il tessuto degli affetti non si sbricioli va preservato ed evidenziato il nucleo positivo dei rapporti familiari: “si può cessare di essere marito e moglie, ma si resta padri e madri per sempre”. Esistono ex coniugi , ma non esistono ex genitori o ex figli.

I figli devono poter assorbire questo cambiamento esistenziale (che loro non hanno ricercato) senza grossi traumi e per questo servono parole chiare e rassicuranti. Hanno bisogno di ritrovare al più presto la tranquillità e per questo serve anche saper tacere su particolari che possono turbarli o mettere in cattiva luce un papà o una mamma a cui sono affezionati, in cui si identificano o di cui hanno bisogno per essere rassicurati sulla loro identità di maschio o di femmina.

Nel momento della separazione, l’etica risiede nel porre al primo posto il bene dei figli e la Mediazione Familiare è la portabandiera di questo concetto. Forte infatti è la tentazione di discolparsi, di porsi in buona luce, di far valere le proprie ragioni contro quelle dell’altro; ma non si chiede ai genitori di essere perfetti, tanto meno in questi frangenti, basta che siano genitori sufficientemente buoni.

Si sa le parole costituiscono al tempo stesso un farmaco o un veleno, a seconda di come le si usa; vanno pertanto utilizzate con discrezione, senza dire troppo né troppo poco. E’ bene che ognuno pronunci le espressioni che gli vengono dal cuore, senza ripetere formule magiche.

Nel momento in cui si dichiara sciolto il patto matrimoniale i figli, impegnati a sopravvivere, si attendono prima di ogni altra cosa di essere rassicurati che la loro condizione non cambierà, che i genitori, seppur in modo diverso, saranno sempre accanto a loro.

Non si tratta soltanto di assistenza, di sollecitudine materiale, ma di disponibilità affettiva, di amore: da dimostrare nel presente, garantire per il futuro e riconoscere nel passato. I figli infatti possono pensare che se l’unione dei genitori non funziona più, se il loro matrimonio è fallito, forse non è mai stato valido. E, di riflesso, anche la loro nascita diventa un evento negativo.

La dissoluzione della coppia che li ha generati può farli sentire “nati per caso o per errore”, figli sbagliati di una unione infelice che sarebbe meglio non fosse mai avvenuta.

I bambini e i ragazzi, se vengono coinvolti nella decisione, si sentono presi sul serio, li conforta sapere che i loro problemi sono riconosciuti e che i genitori, senza drammatizzare, se ne preoccupano.

Ovviamente ogni età avrà le sue “parole per dirlo” in corrispondenza delle fasi di sviluppo dei bambini o ragazzi....... (continua nel prossimo post )

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