" ... Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino e finisce con .... l'Apocalisse"

Oscar Wilde

sabato 6 novembre 2010

TUTTI SONO GENITORI MA NON TUTTI SONO PADRI E MADRI !!!!


Titolo duro, forse troppo, lo so …. Ritengo comunque sia poco efficace nascondersi dietro un dito, a volte è meglio chiamare le cose con il loro nome. Sfatiamo l’idea che essere padri o madri sia un istinto innato; non si nasce essendolo già perché iscritto nel DNA, lo si diventa giorno per giorno, faticando, sudando, non essendo mai certi di nulla, spesso navigando a vista sperando di non fare troppi danni.

Per questo va ricordato e tenuto ben a mente che il disagio affettivo ed esistenziale dei figli - soprattutto se minori e pertanto non in grado di rielaborarlo in modo equo, esaustivo ed autonomo – ha una profonda ricaduta nella formazione della loro personalità e nel loro inserimento nella società. E quindi gli adulti non possono ignorare le conseguenze del loro atteggiamento nei confronti dei figli, in bene e in male.

La bigenitorialità non esiste se non esiste un genitore responsabile dei propri doveri che vanno ben oltre le momentanee frequentazioni dei figli, che antepone il loro bene ai propri interessi, spesso narcisistici, poiché li ritiene una risorsa e non un peso. Nelle separazioni si lotta per avere il possesso talvolta “esclusivo” dei figli e poi si innesta un inconscio (ma non sempre!) loro rifiuto perché si ritengono ostacolo alla libertà affettiva e relazionale. Il rifiuto è interiore e i figli lo subiscono e progettano in cuor loro la fuga da una situazione che non possono rifiutare per mancanza di autonomia psicologica ed esistenziale.

Spesso questi minori hanno anche rapporti interrotti o scarsamente significativi con l’altra parte familiare. E spesso è stato proprio l’adulto ad istigarli a ciò. Troppo spesso i figli sono vittime-protagonisti di vendette trasversali tra i genitori separati.

Che dire poi di tutti quei genitori che, dopo il fallimento del matrimonio o convivenza mettono al mondo altri figli, spesso per sentirsi gratificati o per avere un “giocattolo” tra le mani!

E’ questa la vera paternità o maternità?

Non si nasce genitori ma lo si diventa sull’esempio del proprio vissuto infantile ed adolescenziale. Educare i figli vuol dire essere per primi veicolo di esempio e testimonianza. Le parole dell’adulto, disconnesse dall’esempio vero e concreto, servono solo a mascherare il proprio vuoto esistenziale e la propria incapacità a rispettare il minore come persona, con doveri ma anche con tantissimi diritti spesso ignorati o, ancora peggio, negati.

La coerenza, la trasparenza e l’esempio del genitore stimolano i figli a crescere sereni e rispettosi dell’altro. Chi è violato nei propri diritti interiori e nelle proprie aspettative nell’età della crescita, sarà inevitabilmente artefice di violenza verso di sé e verso il mondo che lo circonda.

I figli, dunque, hanno il DIRITTO INALIENABILE di:

  • Mantenere un rapporto equilibrato e continuo con entrambi i genitori
  • Continuare ad essere istruiti – educati – mantenuti
  • Continuare ad avere rapporti significativi con i parenti di entrambi i rami genitoriali

Ricordandoci inoltre che una crescita sana poggia su tre fattori indispensabili:

  1. la continuità che coinvolge soprattutto gli aspetti pratici della vita del bambino, dove egli deve poter contare su solidi punti di riferimento come una casa dove abitare, precisi orari del sonno, dei pasti e degli svaghi e una routine che si ripete nel tempo e nello spazio.
  2. la prevedibilità che riguarda la possibilità per il minore di saper pensare ad un domani simile all'oggi, con una cadenza sensata e prevedibile degli eventi; questo permette al bambino di sviluppare la sua capacità di controllare le situazioni e le sue personali reazioni a queste.
  3. l'affidabilità, che è l'aspetto centrale ed è fondamentale perché i bambini possano sviluppare la fiducia nelle relazioni attuali e in quelle future: i bambini hanno bisogno di solidi punti di riferimento emotivi, di avere rapporti soddisfacenti e ricchi con le figure più significative come il padre, la madre, i nonni ecc. Questo coinvolge varie dimensioni: ad ogni età il figlio deve poter sentire che i genitori gli vogliono bene, hanno cura dei suoi bisogni e delle sue esigenze, hanno fiducia in lui, lo aiutano e lo spronano a sviluppare le sue abilità, e lo proteggono nelle situazioni difficili e nuove.

Questo comporta, in conclusione, il riconoscimento da parte di ciascun genitore della genitorialità dell’altro come valore permanente che non si limita al periodo felice della vita di coppia ma rimane anche dopo la separazione.

Vivere consapevolmente la propria genitorialità significa perciò garantire ai figli che l’amore dei genitori è “per sempre” anche quando l’amore nella coppia non c’è più.

Rispettare i figli significa quindi evitare il danno esistenziale che viene loro inflitto quando i genitori duellano senza esclusione di colpi per effetto di un intenso e insanabile conflitto.

1 commento:

  1. Che bel post! Gabriella ti faccio i miei personalissimi complimenti!
    Sto scrivendo proprio ora un post sulle mie preoccupazioni riguardo alla capacità dell'essere padre. Sto prendendo spunto proprio dal tuo articolo che è davvero ben fatto.
    Da ora ti seguirò con piacere. Qualora lo volessi ricambia la visita dato che non ti nascondo che mi farebbe piacere davvero averti tra i miei lettori fissi che esprimono liberamente la loro opinione su ciò che scrivo. A presto.

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